Vendere Una Sceneggiatura Col Copywriting.

By | ottobre 14, 2015

Vendere Una SceneggiaturaScrivere sceneggiature e non riuscire a venderle non significa essere sceneggiatori, ma semplicemente avere un hobby.

E’ un inganno a se stessi e agli altri definirsi “sceneggiatori” prima di essere pagati davvero per scrivere. E no, il cortometraggio del tuo amico col quale avete vinto il festival di San Marzano Sul Minchio non conta nulla. Nemmeno il Premio Solinas conta nulla finché non trovi qualcuno disposto a scambiare soldi suoi per un lavoro tuo.

Puoi pure schiantare il TFR dei  genitori, fare un crowdsurcing su internet o una colletta tra gli amici per produrre e portare nel mondo reale il film nato dalla tua sceneggiatura, ma, a meno che tu non abbia la fortuna e il talento di Quentin Tarantino, Kevin Smith o Robert Rodrìguez, il tuo film non genererà guadagni …e tu continuerai ad aver un hobby molto costoso.

Potrai chiamarti sceneggiatore solo quando saprai vendere una sceneggiatura.

Ma come si vende una sceneggiatura? In molte maniere, ovviamente. Ne parleremo.

Ma la cosa più importante in tutti i casi è che la sceneggiatura si scritta in modo da vendersi da sola.

Sto parlando di inserire un po’ di copywriting nelle sceneggiature che vengono inviate alle case di produzione o che si ha la fortuna di poter consegnare direttamente nelle mani di un produttore. (Sì, non è una leggenda. Inviare una sceneggiatura e essere richiamati da qualcuno interessato a comprarla è difficile ma accade a qualcuno ogni giorno)

Di Copywriting però non vi parlerò io, che ho imparato a usarlo ma non è il mio mestiere.

Ve ne parlerà Filippo Giunti.

Filippo è stato il mio allievo migliore ma poi come Anakin Skywalker, mi ha tradito ed è passato al Lato Oscuro Della Forza…

Sarebbe stato un grande sceneggiatore. Prima di incontrarmi aveva già studiato sceneggiatura alla New York Film Academy e venduto ottime sceneggiature, surreali e piene di idee. Ma poi ha girato il mondo come regista di documentari e spot pubblicitari, si è appassionato alla pubblicità e ha iniziato a lavorare come copywriter. Adesso, dopo aver fondato una agenzia pubblicitaria, lavora nel Marketing come specialista di posizionamento e branding.

E’ a lui che ho chiesto di scrivere questo post su come applicare le tecniche del copywriting alla vendita delle sceneggiature

…e naturalmente ha iniziato con una storia. Quando nasci sceneggiatore… 🙂


 

” Ieri parlavo con un ragazzo, che ha letto CIAK, SI SCRIVE e prossimamente studente alla Masterclass di Sceneggiatura di Giovanni, ma anche “studente pentito” della facoltà di lettere di Firenze.

Mi raccontava della sua frustrazione nell’aver scoperto che, alla fine del suo percorso di studio, tutto ciò che lo aspettava consisteva in una pacca sulla spalla ed un modulo di domanda per fare l’insegnante precario in un paese sperduto della provincia.

Riccardo però non voleva rassegnarsi a questo destino.

Nel frattempo era entrato in contatto con un gruppo di matti che, nonostante la crisi del cinema, lo stato di rassegnazione generale, il momento di sconforto che sembra affliggere ogni persona che in qualche modo intende vivere di quello che scrive… vanno dritti per la propria strada e cercano opportunità laddove gli altri vedono solo ostacoli e problemi.

E’ con questa la prospettiva che ho cercato di aprire agli occhi di Riccardo la prima volta che ci ho parlato alcuni mesi fa.

Opportunità nascoste dietro apparenti problemi.

Infatti se sei giovane, in buona salute e vivi da questa parte dell’emisfero, hai tutte le carte in mano per giocare la partita senza esclusione di colpi.

Ma qual’è l’opportunità su cui era seduto Riccardo e della quale non si rendeva conto?

Nel suo percorso scolastico il giovane ha imparato a scrivere molto bene in italiano, e ha scoperto che farlo gli piace moltissimo. Questa è una capacità che lui considerava tutto sommato inutile, o comunque poco remunerativa. Non aveva pensato che – incanalata nella giusta direzione – poteva trasformarsi nell’arma più potente del suo arsenale personale.

“Ehy Ric, sai scrivere così bene in italiano, è un ottimo punto di partenza per diventare un bravo sceneggiatore!”
Hai detto di essere rinsavito, che elemosinare un posto pubblico non fa per te, che vuoi vivere scrivendo le tue storie, giusto?

Ottimo sono contento per te! Ma prima di scendere sul campo di battaglia, che ne dici di affilare le armi a tua disposizione?”

Molto spesso nella promozione dei libri o dei corsi di sceneggiatura si rimarca il fatto che non serve saper scrivere bene in italiano per diventare un bravo screenwriter.

Ora, se questo è vero (almeno in parte) è anche vero che saper mettere insieme due frasi di senso compiuto non guasta di certo.
Si tratta veramente di un ottimo punto di partenza. Dopo di che non ti resta che incanalare le tue capacità nella giusta direzione. Dovrai avere l’umiltà necessaria per capire che alcune delle cose che hai appreso all’interno delle aule scolastiche costituiscono un errore nello screenwriting. Dovrai “disimparare” alcuni passaggi. Ma una volta fatto questo, la capacità acquisita in precedenza ti tornerà veramente molto utile.”

E’ in questo modo che ho convito Riccardo a iscriversi alla masterclass di Sceneggiatura di Giovanni.

Pochi mesi dopo ci siamo sentiti ed era orgoglioso di mostrarmi il suo lavoro. Non era male. Per niente male.
La storia era una buona storia, la formattazione era corretta e la struttura seguiva le maggiori indicazioni per scrivere una sceneggiatura che funziona.

Il problema?

Era scritta “troppo” bene.

Il testo sembrava tratto da un romanzo. Era scritto bene certo. In italiano corretto. Molto più corretto rispetto a quello che scrivo io.

Ma le frasi, le descrizioni degli ambienti e delle azioni erano troooooppo lunghe.

Frasi da nove/dodici righe. Per quanto tu sia un bravo giocoliere con le parole, ti assicuro che scrivere frasi di quella lunghezza è il modo più semplice per perdere per strada la maggior parte di chi legge la tua sceneggiatura.

In realtà mi aspettavo che Riccardo all’inizio avrebbe commesso questo tipo di errore. Niente di irrimediabile. Ho accettato di scrivere questo articolo nel blog di Sceneggiatura Perfetta per aiutarlo a correggerli — e sono certo che tornerà utile anche a te.

Partiamo dunque!

Guarda la frase che ho scritto sei righe sopra questa. Tre frasi in una riga. BUM – BUM – BUM.

Nella sceneggiatura devi pensare alle tue frasi come a dei proiettili. Non per forza tutta la tua sceneggiatura deve essere scritta in questa maniera. Puoi utilizzare anche delle frasi più lunghe ogni tanto. Ma scrivere una sceneggiatura in cui la frase più corta, per quanto scritta bene, è lunga dodici righe … è un vero suicidio. Garantito. Se non ti chiami Christopher Nolan non puoi vendere una sceneggiatura così.

Devi imparare a scrivere come parli.

Niente frasi troppo lunghe. Niente parole troppo complicate.

Ne puoi inserire qualcuna ogni tanto. Ma OGNI TANTO.

Deve risaltare in mezzo al mare di parole semplici ed immediatamente comprensibili che rendono il tuo testo una corrente inarrestabile a cui il lettore non ha alcun modo di sottrarsi.

“Ma come mai è necessario scrivere in maniera così semplice?”

Esistono tre ragioni fondamentali:

La prima è che quando un produttore-lettore ha la possibilità di scegliere tra la lettura di una sceneggiatura scritta in modo complicato e una scritta in maniera semplice, la scelta cade in automatico su quella semplice.

Ti assicuro che basta dare un’occhiata alle prime righe della prima pagina per capirlo.

E visto che il nostro primo obiettivo – nonché più grande sforzo – è proprio quello di far si che la nostra sceneggiatura venga letta da chi può pagarci per averla… dobbiamo sforzarci di tenerla il più semplice possibile (leggi bene: semplice, NON banale, mi raccomando).

persona sommersa di lavoroImmagina la giornata del tuo produttore-lettore. Se si tratta di una persona molto impegnata (e faresti bene ad inviare la tua sceneggiatura a persone molto impegnate che solitamente sono quelle che hanno il potere e i soldi per rendere reale la tua sceneggiatura, se vuoi avere un barlume di speranza che decidano di devolvere un po’ dei loro guadagni a sostegno della tua storia) è probabile che sia in costante affanno. Che abbia pochissimo tempo. Per cui immagina di dover interrompere questa routine fatta di compiti incastrati l’uno con l’altro, di liste sull’agenda che vengono eseguite e cancellate una dopo l’altra, di telefonate, di imprecazioni ecc … La tua missione consiste nello spezzare questa catena di montaggio ed irrompere nella sua giornata, dicendogli che: “tutto fantastico quello che state facendo da queste parti ragazzi, ma vorrei riportavi sulla retta via, vorrei ricordarvi qual’è la priorità da queste parti, ovvero devolvere i vostri guadagni a favore del sottoscritto che vi sta offrendo la migliore storia che abbiate mai letto. Altrimenti mi spiegate che lavorate a fare?”

Okay magari non sarai così diretto, ma ti assicuro che l’effetto che otterrai sarà molto simile. Per cui, se hai la fortuna di arrivare al momento giusto, se la tua storia riesce a sbatterlo con prepotenza sulla sua scrivania … una volta che sei riuscito a compiere questa impresa eroica, l’ULTIMA cosa che vuoi fare è rovinare tutto utilizzando paroloni complicati che impediscono al produttore-lettore di scivolare nel tunnel, che lo porterà vorticosamente fino all’inatteso The End commosso, emozionato o sconvolto.

In altre parole?

Se il tuo produttore-lettore non capisce le parole che utilizzi, NON andrà a cercarle nel vocabolario. A spezzare le tue frasi ci penserà il trita rifiuti (in realtà non ce l’ha nessuno in questo emisfero ma contribuisce a creare un’immagine forte) per cui è meglio se lo fai prima tu, d’accordo?

La seconda ragione è che: “Se è difficile da leggere è difficile da fare”.

Lascia che sia il regista a smazzarsi il produttore che ha paura che il film venga a costare troppo o sia troppo complesso da realizzare. Tu falla sembrare una cosa semplice.

Chiaramente se scrivi un fantasy o un action la complessità delle scene probabilmente è sottintesa, ma in ogni caso tu non accentuarla mai trovando paroloni per descrivere qualcosa che puoi raccontare in maniera chiara e semplice.

La terza ragione è che: “Se è semplice è anche più credibile”.

Se chi legge non ha l’impressione che tu sia davvero padrone della storia, l’ipotesi che arrivi a leggere la sceneggiatura fino in fondo e quindi la possibilità di un eventuale acquisto diventa molto, molto remota.

La credibilità è un elemento fondamentale che devi costruire in maniera meticolosa (parola a rischio. non usare “meticolosa” in una sceneggiatura) per portare il tuo produttore-lettore all’azione. Ed uno dei modi più efficaci per costruirla è quello di scrivere in maniera semplice e diretta, senza lasciare dubbi nella sua mente.

Vai dritto al punto, non lasciare spazio a dubbi che stai complicando la scrittura perché in realtà non sai dove andare a parare e ti rendi conto che la tua storia, così com’è, è molto debole.Questa è la prima cosa che si pensa leggendo la sceneggiatura di uno sconosciuto, appena la lettura inizia a farsi difficoltosa.

Affronta tutto questo fin dalle prime righe e poi vai avanti dritto come un treno a dimostrare che sai bene quello che stai scrivendo, e non c’è nessun motivo per preoccuparsi.

Ma attenzione …

Facile da leggere NON significa banale

Stai attento a non commettere questo errore.

Riccardo aveva un dubbio: “Ma se scrivo in maniera così semplice come mi consigli, non rischio di diventare banale e scontato e di indebolire la mia storia?”

Assolutamente no mio caro.

Una sceneggiatura semplice, chiara, che va dritta al punto, non è una sceneggiatura immatura. Anzi … è una sceneggiatuta che dimostra il rispetto per chi legge.

Sacrifica l’ego dello sceneggiatore per porre in evidenza la linearità della storia (anche se stai scrivendo MEMENTO), senza inutili elementi che gli impedirebbero di risplendere in tutta la sua lucentezza.

La cosa importante da ricordare è che La Tua Grande Sceneggiatura è solo un progetto, è un mezzo, una fase del procedimento che porta al film (o a quel che è: graphic novel, spettacolo teatrale…) tale e quale al progetto di un architetto che serve a costruire un palazzo, che ha bisogno di essere più semplice, chiaro e ben schematizzato possibile, non arabescato (altra parola da non usare nelle sceneggiature…) e complesso come un quadro.

La – bellezza – di una sceneggiatura è nella struttura, nei dialoghi, nella forza della storia e soprattutto nella immediatezza con la quale evoca in testa immagini e situazioni.

Ecco come reagirà il tuo produttore-lettore, sottoposto alle alle due tipologie di sceneggiatura:

Facile da leggere:

– Okay posso leggerla velocemente, vado sino in fondo anche se sono occupato
– La storia che mi si chiede di capire è molto semplice e non comporta alcuno sforzo
– Questo tizio parla chiaro e diretto. Posso fidarmi di lui.
– Posso almeno prenderlo in considerazione. Sembra proprio che sappia quello che fa.

Difficile da leggere:

– Questa sceneggiatura potrebbe essere interessante ma mi richiede troppo sforzo e troppo tempo. Magari la leggo un’altra volta. (cioè, mai)
– Oddio sembra complicatissimo, non credo sia alla mia portata.
– Ma che bisogno c’è di farla così complicata? Secondo me alla fine si rivela una cazzata …

In definitiva, “scrivere come parli” è un concetto che non devi sottovalutare mai, meno che mai quando scrivi una sceneggiatura. Sicuramente l’hai sentito dire tante volte ma non ti ci sei soffermato abbastanza da comprenderne il reale significato e le implicazioni più profonde. Quindi tienilo a mente e non te lo scordare okay?

Lo ripeto perché è importante:

Se vuoi vendere una sceneggiatura rendila facile da leggere.

Ok, ricordatelo
Ora però andiamo più in profondità.

Scrivere in modo semplice non basta se vuoi prendere in ostaggio il lettore della tua sceneggiatura.

Se vuoi vendere una sceneggiatura sul serio devi imparare a padroneggiare l’utilizzo delle storie.

Probabilmente adesso dirò cose che sai già, ma per amore di completezza, lasciami ripetere brevemente quali sono i Fondamentali assoluti della Sceneggiatura unita al Copywriting.

Regola numero 1- Se vuoi vendere una sceneggiatura mostra invece che raccontare.

Questo può essere definito il primo comandamento che ogni buon scrittore dovrebbe seguire. Non solo ogni sceneggiatore. Ma è particolarmente rilevante quando stai scrivendo una sceneggiatura che ha come primo scopo quello di farsi leggere fino in fondo e farsi scegliere.

Era Una Notte Buia E TempestosaEccoti un esempio di cosa intendo per “raccontare senza mostrare”.

Si tratta della classica frase iniziale:

“E’ una notte buia e tempestosa.”

Cosa vedi quando leggi questa frase? Cosa senti?
Non molto probabilmente.

Adesso lasciami provare a scrivere qualcosa di meglio:

E’ una fredda sera d’inverno, al calare dell’oscurità.

Una giovane ragazza bussa incerta alla porta di una casa.
La ragazza ha le guance screpolate dal vento freddo, e trema
terribilmente.

Apre la porta una donna anziana avvolta in un grosso maglione di lana
la ragazza non riesce a parlare, le sue labbra sono spaccate dal gelo.

DONNA ANZIANA

“Ti prego, vieni e ti troveremo un paio di panini

e una ciotola di minestra calda.

Vedi la differenza? Puoi visualizzare nella tua mente gli occhi della ragazza tremante che bussa alla porta. Il tuo cervello vive l’esperienza del freddo, come se ti trovassi di fianco alla ragazza.

Regola numero 2: Se vuoi vendere una sceneggiatura non sprecare le parole.

Le storie hanno bisogno di tempo per essere sviluppate. Nella fase iniziale ti troverai a scrivere molto. In questa fase non soffermarti più di tanto sulle parole, non andare di fino, semplicemente scrivi. Scrivi il più possibile. Dopo di che però, nella fase di revisione, devi assumere un atteggiamento spietato verso te stesso. Non innamorarti delle tue parole. Taglia senza pietà tutto quello che non è rilevante e che non contribuisce a rendere la storia potente ed affascinante.

In particolare, se stai scrivendo una storia ispirata a un fatto che ti riguarda in prima persona, correrai il rischio di ritenere tutto quello che ti riguarda molto interessante. Il tuo produttore-lettore-lettore però non la pensa allo stesso modo. Per questo motivo all’interno di una storia che parla di te, devi essere particolarmente brutale nel segare le parti poco rilevanti.

Regola numero 3: Se vuoi vendere una sceneggiatura comincia dal centro.

Un ottimo modo per evitare di sprecare le parole è quello di cominciare da metà della storia.
Potrebbe venirti naturale cominciare la storia dall’inizio (specialmente se è autobiografica). Ma facendo così rischi di partire da troppo lontano e perdere per strada il produttore-lettore prima di arrivare al punto cruciale. Il modo più semplice per non correre questo rischio? Partire direttamente da lì. Dopo di che potrai portare indietro il produttore-lettore per fargli unire i puntini ed ottenere l’effetto “le origini del mito” facendogli scoprire come tutto è iniziato. Ma questo ti consente di raccontare solo i dettagli veramente rilevanti.

Regola numero 4: Se vuoi vendere una sceneggiatura fornisci dettagli irresistibili.

I dettagli specifici ed irresistibili sono il fulcro del successo.
Ma non tutti i dettagli sono interessanti.
Prendiamo in esame le righe di sceneggiatura che ti ho scritto sopra. Quali sono i dettagli interessanti?

  • Le sue guance erano screpolate dal freddo
  • Lei tremava terribilmente
  • Ti troveremo un paio di panini ed una tazza di zuppa calda

Questi dettagli ti portano direttamente dentro la scena. Anche il dettaglio della parola “trovare” ha grande peso. Con quella parola chi legge capisce che le risorse di quella casa sono limitate ed avere a disposizione anche del cibo così semplice non era per nulla scontato.

Regola numero 5: Se vuoi vendere una sceneggiatura vai dritto al punto.

Non perdere tempo con inutili preamboli o introduzioni.
Niente descrizioni particolareggiate degli ambienti o dei personaggi (a meno che non siano fondamentali per la comprensione), niente – Siamo in Irlanda, nel 1852, durante la grande carestia che spazzò via quasi un milione di abitanti e causò l’emigrazione di più di duemila milioni di persone e bla bla bla
Comincia a raccontare e basta. Non sprecare le parole. Comincia con la ragazza affamata e tremante che bussa alla porta. O con un povero contadino malnutrito che muore di scorbuto nel ventre di una lurida nave piena di topi. Comincia con l’azione. Se la scena è potente non c’è bisogno di alcuna introduzione.

Regola numero 6: Se vuoi vendere una sceneggiatura tienila breve!

Chiunque mi conosce a questo punto salterebbe sulla sedia! Filippo Giunti che non ha mai scritto un sms più breve di 10 pagine, afferma che la storia deve essere breve! Impossibile!

Okay manteniamo la calma. Lasciami spiegare. Deposita lentamente l’arma per terra e vedrai che nessuno si farà male.

Stai scrivendo una sceneggiatura che vuoi far leggere a qualcuno per farne un film, non un romanzo. Non una storia fine a se stessa. Quello che ho notato è che alcune persone, quando si convincono di avere una storia interessante da raccontare (magari la autobiografia di cui dicevo prima) cominciando ad infarcire la sceneggiatura con la propria storia divisa in sette volumi, contenente una marea di fatti, dettagli, argomenti, assolutamente non rilevanti e persino dannosi. Lascia che mi ripeta:

La tua storia è uno strumento NON il fine!

Deve scrivere abbastanza da catturare l’attenzione del produttore-lettore e fargli venire voglia di saperne di più. Deve portarlo a voler leggere di più, deve spingerlo ad andare avanti. E arrivato in fondo dire “Cazzo, che storia! Questa voglio produrla io!

Regola numero 7: Se vuoi vendere una sceneggiatura cerca di suscitare emozioni nel tuo lettore.

EmozioniCosa vuoi suscitare nel tuo produttore-lettore? Tristezza? Empatia? Compassione? Magari un po’ di rabbia? L’importante è che tu lo sappia fin dall’inizio. Una buona storia deve evocare delle emozioni. Orgoglio, malinconia, eccitazione, felicità, insomma qualcosa di reale e strettamente collegato alla vita del tuo lettore.
Una delle mie frasi preferite di un mio amico sceneggiatore americano dice:

“Una buona sceneggiatura è capace di portare
chi la legge a provare delle emozioni negative ed offre il sollievo arrivato al finale”.

“MA COME, NEGATIVE?” dirai tu, “io sono una brava persona. Non voglio che chi legge la mia sceneggiatura stia male. Tantomeno un probabile produttore”

Se davvero hai pensato questo probabilmente stiamo correndo troppo, e tu devi ancora chiarirti bene le idee su cosa è una sceneggiatura prima di preoccuparti di farla leggere da un produttore.

Ricordi? Senza ostacolo non esiste storia. Ogni storia è il racconto di qualcuno che vuole con tutto se stesso qualcosa di importantissimo ma prima di riuscirci deve superare alcuni ostacoli che a prima vista sembrano insormontabili.
Se non riesci a far temere a chi legge la tua sceneggiatura che questi ostacoli non saranno mai superati e a fare in modo che questo gli generi un qualche tipo di sentimento verso il protagonista (va benissimo pure la speranza sadica di vederlo fallire) tu non hai una sceneggiatura che funziona. Semplice.

E’ per il finale che riserverai tutta la bontà e la rassicurazione che vuoi dare ai tuoi lettori, facendo trionfare il loro eroe e facendogli guadagnare un notevole miglioramento della sua situazione iniziale (oppure un tremendo peggioramento, va benissimo, ma allora essere cattivo era quello che volevi fin da subito…)

O tu conosci una sceneggiatura dove il protagonista è felice e soddisfatto da cima a fondo delle due ore di film?

Ricorda che si tratta di agire a livello viscerale sono le emozioni che la fanno da padrone in questo campo.
Non sarà mai la logica a far decidere qualcuno di produrre o comprare una tua storia.
Il modo migliore per superare un atteggiamento di resistenza (“Non produrrò la sceneggiatura di un principiante”) consiste proprio nell’appellarsi alle emozioni.

Pure quando il probabile produttore comprerà la tua sceneggiatura perché convinto che hai azzeccato perfettamente l’attuale trend di mercato, e che è proprio il genere di storia che hai appena scritto quello che va per la maggiore in quel momento lo farà in realtà perché sarà pronto a scommettere che riuscirai a suscitare anche in molti altri le emozioni che hai suscitato in lui.

Direi che abbiamo finito, spero davvero di esservi stato utile,

Ciao 🙂

Filippo


 

se avete domande potete scrivere a Filippo Giunti nel gruppo Facebook di Sceneggiatura Perfetta (Clicca Qui per Iscriverti).

Solitamente risponde. Non subito.

 

Ho creato questo blog per entrare in contatto con persone intelligenti, ambiziose e creative. Se lasci un commento, mi incoraggi a scrivere sempre di più. Se questo articolo ti è piaciuto, per favore condividilo.

3 thoughts on “Vendere Una Sceneggiatura Col Copywriting.

  1. antonio

    sto scrivendo una storia per il cinema che mi sembra molto interessante (anche a chi l’ho fatta leggere).Penso sia scritta in un modo adatto alla realizzazione cinematografica.Il tema è di carattere storico di largo interesse (non dico di più) E adesso cosa faccio ? Dove vado a proporla ? Grazie Antonio

    Reply
    1. Giovanni Bogani Post author

      Ciao, Antonio
      maggiori informazioni a riguardo puoi trovarle nel mio eBook – CIAK, SI SCRIVE –
      in ogni caso, ti raccomando massima attenzione e umiltà prima di tentare di proporre la tua sceneggiatura a un produttore o regista.
      Assicurati di aver in mano qualcosa che risponda ad alti standard di qualità, in fatto di scrittura e struttura della sceneggiatura e non fidarti di – amici – che ti assicurano che la tua sceneggiatura è interessante. Cosa ti fa credere che lo sia, davvero?
      Non intendo assolutamente smontarti e rubarti il sogno di aver scritto la sceneggiatura del secolo, sto cercando solo di metterti nelle migliori condizioni PRIMA di sottoporre la tua sceneggiatura al giudizio di chi ha davvero il potere di renderla Film.

      Reply
  2. Michele M. Camass

    Caro Antonio,
    Il blog è stato molto utile, ma molto di più lo è il tuo ebook. Il problema è che più lo leggi, più ti tocca tornare indietro al tuo script per ritoccarlo. Ma di questo passo l’ultima revisione vedrà tempi biblici.
    Diventerò mai un “vero” sceneggiatore solo leggendo manuali a destra e sinistra? Ti prego di dare un conforto ad un uomo di 57 anni con l’entusiasmo di un uno di 20…
    Michele

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *